Le donne si raccontano: Lucia Giulia Picchio

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Sabrina Carrozza e Lucia Giulia Picchio

Durante mie giornate milanesi, ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro di Lucia Giulia Picchio Siamo così. Vocabolario di salvataggio per donne dopo i 40. (Giunti Editore, euro 12,00)

Ovvero, un libro dedicato a come il significato delle parole cambia dopo i quarant’anni.

Lucia Giulia Picchio moglie, madre , docente e scrittrice per passione è una donna bella, briosa e divertente e nell’occasione, accompagnata nella presentazione dalla brava giornalista Sabrina Carrozza, ha raccontato alcuni aneddoti sulla stesura del libro e letto alcuni brani.

Il pubblico, tutto femminile, ha interagito in modo molto vivace, facendosi coinvolgere dall’allegria dell’autrice.

Voglio farle i complimenti per il suo libro molto stimolante, ironico e veritiero, penso che ognuna di noi possa riconoscersi nelle sue parole.

Non ho potuto resistere alla voglia di conoscere meglio Lucia Giulia, anche perché proviene dal mondo della moda e ho trovato molte affinità con Not Only Twenty.

NOT: Lucia Giulia prima di parlare del tuo lavoro di scrittrice vorrei tu raccontassi alle nostre amiche chi sei.

LGP: Sono una donna che ha la fortuna di avere, sin dai primi anni della sua vita, una grande passione: quella per le parole. L’ho seguita e lei mi ha portata a sedermi prima sui banchi del liceo classico e della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e poi su una cattedra di Lingua e Letteratura Francese. Ma continuando a seguirla mi ha anche indicato la strada per fare della mia vita uno dei posti migliori da vivere, quello in cui mi basta un foglio bianco o una tastiera per realizzare il mio sogno più grande: scrivere. E a furia di crederci, i sogni sono diventati libri e pagine di blog.

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NOT: Come è nata l’idea del libro? Perché hai sentito l’esigenza di scriverlo?

LGP: Siamo così è il mio sesto libro, e come tutti gli altri è nato dal desiderio di ricostruire e raccontare l’immaginario delle donne dopo i quaranta, un’età di profonde trasformazioni, di grandi evoluzioni interiori e anche di grande difficoltà se non lo si affronta con bagaglio di (auto)consapevolezze adeguato. A cominciare dalla consapevolezza del valore delle parole con cui chiamiamo e scegliamo la nostra vita: ecco perché la scelta di un vocabolario in cui, parola dopo parola, ho deciso di segnare i confini di un mondo e di un’epoca della nostra esistenza in cui a cambiare non è solo la nostra vita ma sono anche le parole con cui la chiamiamo.

NOT: Cosa rappresentano per te i 40?

LGP: I quaranta anni rappresentano per me un punto di svolta, una sorta di giro di boa dopo cui nulla è più come prima: vita professionale, familiare e personale durante questo periodo della nostra vita evolvono in modo significativo e finiscono per modificare tante delle nostre consapevolezze. E’ un momento di grandi bilanci che spesso preludono a grandi cambiamenti. E per fortuna! E’ un’epoca di grandi opportunità.

NOT: La moda ha avuto un ruolo importante, soprattutto nella prima parte della tua vita. Come definiresti il tuo stile (inteso come forma espressiva legata all’abbigliamento)?

LGP: La moda ha avuto nella mia vita un’ importanza fondamentale: sono nata e cresciuta in una famiglia che ha sempre lavorato in questo settore e non l’ho mai vista come l’espressione puramente esteriore di lusso o futilità, ma come un modo per interpretare il proprio gusto, la propria personalità e il proprio aspetto fisico. Sono cresciuta ascoltando i consigli attenti che mio padre dava alle sue clienti convinto che ogni volta non stesse solo vendendo un abito ma regalando a ciascuna di loro un sogno, un’opportunità per viversi al meglio. Sono cresciuta con questa idea: l’abito è qualcosa che sta fuori e che deve raccontare quello che c’è dentro. E poiché dentro di me in questo momento c’è la cura di una femminilità scoperta in modo più deciso in questi ultimi dieci anni, anche il mio stile è attento a raccontarla ma senza eccessi: la gestione delle curve a cui ho dovuto attenermi sin da ragazzina, mi ha insegnato a fare scelte che, al di là dei miei gusti e delle mie aspirazioni, donino armonia al mio aspetto fisico e ne coprano i defetti. Diciamo che non sono mai riuscita a liberarmi del tutto dalla sensazione che la moda proprio perché in casa mia era una lavoro, dovesse essere trattata come una cosa seria, e quindi sempre con sobrietà ed equilibrio.

NOT: Il tuo stile è cambiato dopo i 40?

LGP: E’ cambiato nel senso che sono molto più decisa nelle scelte, ho imparato a capire che cosa mi dona e cosa no, e soprattutto ho imparato a dosare i dettagli della femminilità senza eccedere, specie nella profondità delle scollature, che inizialmente è stata uno dei cavalli di battaglia della mia femminilità ritrovata dopo le maternità e i post gravidanze.

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NOT: Pensi che ci sia uno “stile appropriato in base all’età”?

LGP: Io credo che ciascuna debba avere un proprio stile che nel corso del tempo debba restare coerente con noi stesse, il nostro aspetto fisico e la vita che conduciamo. Là dove per coerenza non intendo rigore ma buon gusto: bello continuare ad osare ogni tanto, ma anche bello avere uno stile che sia adeguato e funzionale alla vita che facciamo e soprattutto al nostro aspetto fisico. Ho imparato sin da piccola che non tutte possiamo indossare tutto, ma tutte possiamo essere ben vestite e attraenti se sappiamo scegliere. E soprattutto se sappiamo osare.

NOT: Secondo te è sempre lecito giocare con la moda per esprimere se stesse, a qualsiasi età e con qualsiasi taglia?

LGP: Ma certo! Mi sono laureata con una tesi sulla moda come sistema di segni nei romanzi di Balzac e da allora non ho mai smesso di pensare che, dall’ottocento ad oggi, la moda sia uno dei più completi e affascinanti sistemi di segni attraverso cui una donna può comunicare, raccontarsi, esprimersi e divertirsi. E’ una sfida e anche un’arte quella di saper scegliere di volta in volta gli ingredienti giusti con cui farlo. Mai rinunciare!

NOT: Cosa pensi del mondo del fashion blogging?

LGP: Penso che sia un fenomeno interessante, che ha creato movimento e tendenze. E’ un frutto del nostro tempo di cui tuttavia non ho mai avuto interesse a fare grandi scorpacciate. Come diceva Tamara De Lempicka, “Io non seguo la moda, faccio la moda”, ovvero faccio le mie scelte e non amo seguire quelle degli altri. Faccio la mia moda. Quella che mi racconta.

NOT:  I consigli di stile di una fashion blogger possono aiutare le donne a sentirsi più sicure di sé?

LGP: Posso essere sincera? Secondo me non molto. La sicurezza una donna dovrebbe sempre trovarla in se stessa, nel fatto di piacersi a prescindere da quello che indossa e l’abito dovrebbe essere casomai un modo per divertirsi ad apparire per come è e non per come vorrebbe essere. Ci sono poi consigli pratici, volti ad esaltare o a migliorare alcuni aspetti del proprio fisico che invece possono essere molto efficaci al fine di dare più sicurezza a una donna che non ne ha o che non sa osare con l’abbigliamento, ma sono consigli che può dare un’amica con un buon occhio e buon gusto, un rivenditore di fiducia, ma non certo una fashion blogger, di solito filiforme e con un fisico che il più delle volte non corrisponde neppure lontanamente a quello di una over forty. Diverso è se la fashion blogger in questione è una di noi.

NOT: Fare networking tra blogger può essere utile, anche se si parla di argomenti diversi?

LGP: Fare squadra tra donne è sempre una risorsa preziosissima. Gli antichi la chiamavano koiné, e così la chiamo anche io in questo mio ultimo libro, l’attitudine tutta femminile di costruire una rete di mutuo sostegno, basata sulla complicità e la convinzione che chi sa correre in batteria arriva certamente a tagliare il traguardo.

NOT: Cosa pensi del nuovo interesse che i media e il mondo della moda rivolgono alle donne over 40 e oltre?

LGP: Credo che sia la conferma di quello che penso e che mi ha portata a scrivere due libri sulle over forty: la nostra è un’età di grande fermento, di voglia di cambiamenti e di nuove consapevolezze che aumentano la determinazione di ciascuna di noi a scegliere, migliorarsi e investire anche economicamente in tutto ciò che può finalmente corrisponderci e migliorarci.

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Lucia Giulia Picchio e Beatrice Pazi



NOT: Cosa pensi della bellezza femminile dopo i quaranta?

LGP: Penso che sia più che mai il risultato di un mix tra il dentro e il fuori. Non sono mai stata un’ammiratrice della “bellezza dell’asino”, ovvero di quel concetto di bellezza puramente esteriore fatta di curve perfette, trucco, parrucco e abiti alla moda, e oggi più che mai credo che per una donna dopo i quaranta il concetto di bellezza femminile debba legarsi a quello di fascino e che non possa e non debba mai prescindere dall’intelligenza, dalla cultura e dalla classe con cui un bel corpo si accompagna. Difetti compresi.

NOT:Suggerimenti di stile e di vita per le over40 e oltre?

LGP: Quello che suggerisco a tutte le over forty è di riempire la propria vita di passioni in grado di restituirci una percezione positiva e piena di noi stesse: a quel punto trovare uno stile che ci rappresenti sarà un gioco molto gradevole e intrigante.


NOT:Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

LGP: Tra i miei progetti c’è quello di continuare a promuovere questo libro uscito da meno di un anno ma che ha ancora tanto da dire e da dare: l’ho scritto in sei anni e le 224 pagine che ho consegnato in mano ai miei lettori sono la sintesi di tanti incontri, tanti confronti, tante confidenze e tanta vita che vorrei continuare a raccontare e far conoscere. E che vorrei continuasse a crescere magari con un volume due di questo vocabolario che ogni giorno si arricchisce di parole nuove. E di nuovi lettori entusiasti: la migliore delle conferme per andare avanti.

 

 

 

Carissime amiche, voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con Lucia Giulia? Scrivetelo nei commenti.

E se volete conoscerla meglio, acquistate il suo nuovo libro: Siamo così. Vocabolario di salvataggio per donne dopo i 40 .

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Rita Palazzi
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