abbigliamento vintage o seconda mano risparmio o scelta etica

Abbigliamento vintage o di seconda mano: risparmio o scelta etica?

L’abbigliamento vintage e quello di seconda mano soprattutto, stanno vivendo un periodo d’oro. L’incremento delle vendite degli e-commerce è schizzato in questo periodo caratterizzato dalla scarsa (e giustificata) propensione a muoversi.

Cosa ha determinato questa impennata dell’usato?

La possibilità di avere un pezzo firmato a un prezzo ragionevole. 

Perché l’usato non è più quello di quando eravamo giovani e senza una lira in tasca, il second-hand commercia soprattutto abbigliamento e accessori di lusso. Capi utilizzati pochissime volte che hanno già annoiato le proprietarie, pezzi nuovi o quasi a prezzi imbattibili fanno la gioia di molte donne.

La differenza tra i due è che il vintage propone abbigliamento e accessori con almeno 20 anni sulle spalle, mentre il pezzo di seconda mano paradossalmente può anche avere pochi mesi di vita.

Pezzi firmati che sono l’oggetto del desiderio di molte donne, diventano in questo modo accessibili a un numero maggiore di persone.

Questo scambio dà la possibilità a chi vuole disfarsi di alcuni capi d’abbigliamento o accessori che non utilizza più di monetizzare, rendendo così la spesa d’acquisto iniziale, considerando anche l’utilizzo e la soddisfazione generata dal possesso dell’oggetto, meno onerosa.

Un modo etico di dare lunga vita a capi d’abbigliamento, borse, scarpe, bigiotteria. Avere un abito firmato nel quale da anni non riusciamo più a entrare non è una grande soddisfazione, lo stesso abito potrebbe fare la gioia di chi ha una taglia diversa e anche la nostra perché con il ricavato possiamo soddisfare un altro desiderio.  

In questo modo facciamo un favore anche all’ambiente perché il riuso non crea danni come invece lo smaltimento dei pezzi invenduti soprattutto per le catene low cost che hanno una grandissima produzione. 

Secondo le Nazioni Unite viene riciclato soltanto l’1% dell’abbigliamento, mentre l’85% finisce in discarica. 

Se considerate che è sempre in crescita il numero di capi acquistati vi renderete conto che danno ambientale siamo in grado di creare.

Vengono accumulati più di 12 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti tessili, secondo dati ufficiali.

Prove da Aloe e Wolf

Perché scegliere vintage e usato è etico?

Il low cost, se è stato un bene per chi non poteva permettersi beni di lusso, ha contribuito a creare grossi danni all’ambiente e all’uomo.

Per poter vendere dei capi a prezzi irrisori di poche decine di euro deve esserci per forza qualcosa che non quadra nella filiera.

Produzione, tinture, manifattura e vendita prevedono talmente tanti passaggi che, anche se è appetibile acquistare un abito a 29 euro, dovremmo chiederci chi stiamo sfruttando acquistando quel capo: un lavoratore o l’ambiente in cui viviamo o entrambi?

Da questo punto di vista la vendita di capi vintage o di seconda mano non crea alcun impatto sull’ambiente, ma dà vita a quello che viene chiamata moda circolare: abbigliamento e accessori sono studiati e prodotti con materiali eco-friendly per circolare nella società il più a lungo possibile e nelle condizioni migliori per essere poi riciclati quando non più destinati all’uso umano.

Il second-hand e il vintage danno lunga vita a capi che, dati alla mano, verrebbero utilizzati per poco più di tre anni, creando un disastro per l’ambiente.

Essendo articoli di lusso la qualità è garantita dal costo (almeno si spera), questa alta qualità permetterà all’oggetto di avere più di un proprietario, ma il lavoro che deve ancora essere fatto per l’ambiente è quello di utilizzare materiali e tecniche di lavorazione e produzione con un basso impatto sul mondo che ci circonda, una moda che sia sostenibile.

Alcuni brand come l’americana Eileen Fisher utilizza materiali biologici e riciclati, inoltre le fibbre che vengono dai paesi poveri hanno la certificazione FairTrade che garantisce un giusto salario ai lavoratori  e condizioni di lavoro accettabili.

Inoltre Eileen Fisher cerca di tutelare l’ambiente con il programma Renew, che consiste nel riacquistare l’abbigliamento dai clienti. Alcuni di questi capi vengono rivenduti, quelli più usurati vengono riciclati per creare nuovo abbigliamento. In questo modo l’impatto ambientale è notevolmente ridotto.

Vintage Selection

 Dove cercare abbigliamento second hand

Quando dobbiamo pensare di vendere il nostro abbigliamento? 

Secondo il decalogo di Vestiaire Collective, una delle più importanti piattaforme di vendita dell’usato di lusso, quando è più di un anno che non indossi un capo, quando non è più adatto alla tua taglia, quando non può essere modificato è il momento di dare lunga vita al pezzo vendendolo. 

Ecco come funziona la vendita: ci si registra sul sito Vestiaire Collective, si fanno foto degli articoli da vendere specificando marca, tessuto, taglia e condizioni di usura del capo. A questo punto diamo una valutazione economica a quello che vogliamo vendere e lo inviamo al sito. Ci verrà subito risposto con informazioni relative all’oggetto e alla stima del prezzo: se è troppo alto verrà consigliato un prezzo di vendita inferiore che possiamo accettare o meno. 

Non ci resta che aspettare l’eventuale acquirente che ci farà la sua offerta, se è soddisfacente e la accettiamo, dovremo spedire il prodotto a Vestiaire dove gli esperti controlleranno la veridicità delle informazioni che abbiamo dato sull’oggetto. 

Se tutto corrisponde, spediranno il capo all’acquirente e accrediteranno sul conto corrente da te scelto il valore concondato per te, a loro spetta una percentuale del valore.

Semplicissimo ed efficace.

Stessa cosa per le piattaforme americane Rebag e RealReal, forse poco convenienti per noi per via delle tasse applicate e degli oneri doganali.

Poi c’è l’italianissima Depop, l’App per vendere abiti e accessori di seconda mano. Il pagamento della vendita viene effettuato solo tramite Paypal.

Per quanto riguarda il vintage negozi storici come Cavalli e nastri a Milano o A.N.G.E.L.O. a Lugo, dove è possibile visitare anche il suo archivio di abiti che vanno da metà 800 agli anni ‘90, sono dei veri baluardi del vintage.

A Siena Aloe & Wolf, ha un bel negozio di vintage con una selezione di capi scelta con cura e gusto da Alessandra Aloe.

Sempre a Siena il negozio Dolci Trame ha creato una collaborazione con A.N.G.E.L.O., tu cedi i tuoi vestiti vintage e il corrispettivo economico del tuo abito può essere speso nel negozio.

Se volete fare una full immersion nel vintage dovete partecipare alla prossima edizione del Vintage selection a Firenze. Tanti negozi tutti insieme alla Leopolda, una giornata che trascorrete piacevolmente tra ricordi e cose belle.

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