Se non ti rispetta non ti ama: no alla violenza

Da una ricerca Eures in Italia tre donne a settimana vengono uccise. Rappresentano il 37,6 % del totale degli omicidi commessi nel nostro paese. Le vittime sono uccise nell’ambito familiare o di coppia e la cosa impressionante è che l’età delle vittime è aumentata.

Il movente è passionale nella maggior parte dei casi, l’idea di possesso è ancora radicata nella mente di molti uomini, o per litigi.

Le donne uccise avevano spesso denunciato le molestie subite, e chi non l’ha fatto ha comunque amici o familiari a conoscenza della natura violenta del marito o compagno.

Ma le donne sono lasciate sole.

Per alcuni uomini è inammissibile che, dopo anni di violenze, una donna dica basta e cerchi di rifarsi una vita. La ricerca dell’indipendenza innesca l’ira, ingiustificata, di chi la violenza la esercita, fino ad arrivare all’omicidio; certe volte non solo della donna, ma anche dei figli.

Ieri, alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono stati 5 gli episodi di violenza in Italia.

A Firenze un uomo messicano, durante un litigio, ha stretto le mani intorno al collo della fidanzata fino a ucciderla.

A Rimini una donna si toglie la vita, dopo una serie di soprusi da parte del marito, per avere trovato il coraggio, insieme alla figlia, di denunciare le continue violenze da loro subite.

A Pozzuoli, dopo tre anni di stalkeraggio perché non accettava la fine della relazione, i passanti fanno arrestare un trentenne che si accinge a picchiare la sua ex.

A Bologna un ventisettenne di origini tunisine picchia e insulta la moglie sotto gli occhi atterriti del figlio, arrestato.

A Genova un trentenne di origini serbe prende a calci la porta di casa della ex e, dopo averla sfondata, entra e la picchia. Le urla della donna udite dai vicini le hanno salvato la vita. Anche in questo caso c’erano in casa due figli minorenni.

Niente ferma l’ira di questi uomini piccoli e meschini.

Ma la violenza non è soltanto fisica, c’è una violenza verbale che serve a far perdere alla donna l’autostima e a farla sentire un essere inferiore, oltre a terrorizzarla. C’è la discriminazione nel lavoro, nella politica, nei posti di potere: le donne che hanno cariche importanti sono un numero esiguo rispetto agli uomini.

Chiedo a voi, giovani madri, di educare i vostri figli alla parità tra i sessi, non solo i figli maschi, ma anche le vostre figlie femmine, al rispetto e al sostegno reciproco.

E alle donne adulte, che subiscono violenze di qualsiasi tipo, chiedo di ribellarsi e trovare sostegno nella famiglia di origine o nelle comunità di sostegno per donne che subiscono violenze; non giustificate i vostri uomini: se non vi rispettano non vi amano.

Se ci impegniamo tutte riusciremo a creare un mondo migliore

 

 

Quando la moda dice NO alla violenza

Rita Palazzi
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